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Opera meno9 - Vibrazioni dal vivo con Irina Solinas e Mariagrazia Mercaldo

ore 11:00

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Opera domani

Opera Education Experience 2020

ore 09:00

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Archivio artistico

Opera domani

Archivio artistico

2020 Rigoletto. I mistero del teatro

DEBUTTO: 5 febbraio 2020 9.00 -11.00 - 14.30, Teatro Sociale Como

XXIV edizione - Opera domani

Rigoletto. I misteri del teatro

Tratto da Rigoletto

Musica di Giuseppe Verdi

Libretto di Francesco Maria Piave

Adattamento musicale e drammaturgico a cura di AsLiCo

 

Direttore Cesare Della Sciucca

Regia Manuel Renga

Scene e costumi Aurelio Colombo

Assistenti alla regia Sara Dho, Daniele Menghini

Assistente a scene e costumi Mara Ratti

Orchestra 1813

Nuovo allestimento

Produzione AsLiCo

in coproduzione con Bregenzer Festspiele

 

Duca di Mantova Francesco Congiu, Giacomo Leone, Anzor Pilia

Rigoletto Francesco Auriemma, Jaime Pialli, Qipeng Tan

Gilda Elise Charrel, Vittoria Magnarello, Sabrina Sanza

Monterone / Sparafucile Francesco Auriemma, Andrea Gervasoni, Marino Orta

Contessa di Ceprano / Maddalena Luana Grieco, Elena Pervoz

Giovanna Chiara Serangeli

Marullo Andrea Gervasoni, Filippo Rotondo

Borsa Davide Capitanio

Conte di Ceprano Pierpaolo Martella, Marco Tomasoni

Attore attrezzista Salvatore Alfano

Attore acrobata Matteo Prosperi

Membri della compagnia del Duca Coro dei ragazzi

 

NOTE DI REGIA

Rigoletto. I misteri del teatro vuole raccontare che attraverso il medium del teatro si può creare la magia, si possono raccontare storie meravigliose e pericolose, si può creare l’amore, la guerra, la tempesta, anche solo con un lampo di luce, così come una lucciola appare luminosa, tutto d’un tratto nel buio del bosco.

1920 Circa.

Una compagnia teatrale di giro sempre in viaggio da un teatro all’altro; ogni attore carico di valigie e bauli pieni di costumi, attrezzi e cianfrusaglie. Si perde nei ricordi la decisione di mettere in scena questa storia meravigliosa: ognuno però è conscio che ogni sera, raccontandola, si sarebbe trovato a gioire e a soffrire, a giurare vendetta, a perdonare, e alla fine, di fronte a Signora Morte, a perire. Da molto tempo....E chissà per quanto ancora. La Compagnia del Duca, nome del nostro gruppo di teatranti, ogni giorno arriva in un teatro diverso per mettere in scena il loro spettacolo con i pochi elementi che posseggono; scoprendo sempre uno spazio nuovo, giocando con le macchinerie teatrali, creando magie attraverso i piccoli-grandi segreti che il mondo teatrale nasconde. Gli attori e i cantanti si muovono sul palco, interpretano i loro personaggi, cantano i brani indimenticabili dell’opera verdiana e muovono sipari e fondali, raccontandoci che in teatro tutto è finto ma niente in fondo è falso.

Rigoletto (il vecchio attore), buffone alla corte del Duca (il primo attore della compagnia), dopo l’ennesima burla si ritrova maledetto da Monterone (il caratterista che interpreta diversi ruoli) per aver sbeffeggiato sua figlia. Anche Rigoletto ha una figlia, Gilda (giovane attrice, figlia del vecchio attore), che vuol tenere nascosta ai cortigiani per non correre il rischio che lei si perda nei giochi illusori del teatro. Gilda, colei che vuole conoscere il mondo in cui vive, ma che viene tenuta sempre in casa dal padre, si innamora del Duca, che si fa passare per giovane studente. I cortigiani (figuranti e macchinisti di palco), per vendetta, per gioco, la rapiscono convinti che sia solo l’amante di Rigoletto. Al palazzo del Duca, padre e figlia si ritrovano: Rigoletto è disperato per la sorte toccata alla ragazza e ingaggia Sparafucile (il generico primario), un sicario senza scrupoli, per soddisfare la sua personale vendetta: togliere di mezzo per sempre il Duca. All’ultimo momento Gilda, innamorata follemente del Duca, si sostituisce a lui e perisce: tutto il mondo crolla addosso a Rigoletto. Il lavoro dell’attore è riuscire a ricreare sul palcoscenico ogni giorno, per mesi o anni, come nel caso della compagnia del Duca, questa realtà magica, non senza grande fatica, perché spesso diventa difficile distinguere finzione e realtà.

SCARICA QUI LA TRAMA

SCARICA QUI LE NOTE DI REGIA

 

2019 L'Elisir d'amore. Una fabbrica di idee

L'ELISIR D’AMORE. UNA FABBRICA DI IDEE

da L’Elisir d’Amore

Musica di Gaetano Donizetti. Libretto di Felice Romani

Adattamento musicale e drammaturgico a cura di AsLiCo

Direttore  Azzurra Steri

Regia Manuel Renga

 

Scene e costumi Aurelio Colombo

Assistente alla Regia Sara Dho

Assistente a scene e costumi Mara Ratti

Orchestra 1813

 

Adina Elisir Gesua Gallifoco, Veronica Marini, Noemi Muschetti

Nemorino Valerio Borgioni, Giacomo Leone, Gianluca Moro

Belcore Guido Dazzini, Andrea Gervasoni, Luca Vianello

Dulcamara Luca Galli, Alessio Potestio, Luca Vianello

Operaia della fabbrica 1/Invitata al matrimonio 1 Gesua Gallifoco, Anna Gaspa

Operaie della fabbrica/ Invitate al matrimonio Selena Bellomi, Tamara Cardo

Operai notturni, Guardia notturna, Soldati di Belcore Maria Concetta Gravagno, Francesco Mauri, Edoardo Rivoira

Operai della fabbrica/Invitati al matrimonio coro dei ragazzi

Produzione AsLiCo – Nuovo allestimento
in coproduzione con Théâtre des Champs Elysées di Parigi e Opéra de Rouen

 

Opera domani – XXIII edizione

Progetto per la produzione di opere liriche introdotte da percorsi didattici

"Il nostro Elisir si svolge negli anni ‘30 del secolo scorso, nella fabbrica di Sciroppo per la tosse Elisir. Questa fabbrica è grigia e triste. Lo sciroppo prodotto, di per sé odiato dai bambini, è cattivo e molto amaro. La fabbrica è un luogo dove manca la dolcezza, dove manca la felicità perché nessuno ha il coraggio di provare a cambiare la ricetta, nessuno ha il coraggio di osare".

dalle note di regia – Manuel Renga e Aurelio Colombo

Saranno i bambini e ragazzi di Opera Domani a osare e migliorare la ricetta, saranno i lavoratori notturni della fabbrica, che porteranno in teatro quegli ingredienti segreti contro le amarezze della vita e salveranno le sorti della fabbrica. Con L’elisir, quest’anno, affrontiamo in classe il tema della creatività, dell’iniziativa, del lavoro e della lettura come strumento di formazione dell’identità e conoscenza di sé.

SCARICA QUI LA LOCANDINA

 

2018 Carmen. La stella del circo Siviglia

CARMEN. La stella del Circo Siviglia

Da Carmen. Opéra-comique in quattro quadri.

Musica di Georges Bizet

Direttore Azzurra Steri

Regia Andrea Bernard

 

Scene Andrea Bernard, Alberto Beltrame

Costumi Elena Beccaro

Elaborazione cori dei ragazzi Giuseppe Califano

 

Carmen Francesca Di Sauro, Eleonora Filipponi, Irene Molinari

José Alessandro Fantoni, Antonio Pellegrino, Ugo Tarquini

Escamillo Luca Galli, Giuseppe Toia, Luca Vianello

Micaela Francesca Benitez, Chiara Iaia, Tiberia Monica Naghi

Mercedes Luana Grieco, Beatrice Mezzanotte

Il dancairo Guido Dazzini, Filippo Rotondo

Il remendado Giacomo Leone, Ermes Nizzardo

Zuniga Jacopo Sorbini

Giocolieri, acrobati, ballerini Carol Guzmán, Antonella Lippolis, Alice Macchi, Marcel Zuluaga

 

Orchestra 1813

Nuovo allestimento

Produzione AsLiCo

in coproduzione con Bregenzer Festspiele

 

Opera domani – XXII edizione

Progetto per la produzione di opere liriche introdotte da percorsi didattici

NOTE DI REGIA di Andrea Bernard

Carmen è una storia di amore e libertà

Le due tematiche non sono separate, perchè una condizione determina l’altra. Tutti i personaggi principali della vicenda sono innamorati di qualcuno: Micaela di José, José prima di Micaela poi di Carmen, Carmen di José prima e poi di Escamillo, Escamillo di Carmen. C’è un filo rosso che li lega, eppure proprio l’amore sarà la causa dell’apparente tragico finale. Per prima cosa è necessario comprendere la natura della protagonista. Carmen è una gitana, e in quanto tale appartiene agli “spiriti liberi” che non riescono a stare fermi in un posto per tutta la vita e hanno bisogno di spostarsi di continuo e non avere punti fissi. La libertà quindi è uno stato al quale Carmen non può fuggire, e per rimanere indipendente è disposta ad accettare anche la morte. José invece non é libero, ha un carattere più conservativo. E' colui che deve fare rispettare le regole e la legge; proprio per questo non riesce ad accettare che Carmen si possa allontanare da lui e ne pagherà le conseguenze. Ho deciso di mettere in risalto questo tema sopra ogni altro tema all’interno dell’opera: la libertà di ognuno di essere in contatto con ciò che davvero sente; la libertà di essere ciò che si vuole, nel rispetto degli altri.

2017 Il barbiere di Siviglia. Un vulcano è la mia mente

IL BARBIERE DI SIVIGLIA

ossia Un vulcano è la mia mente

Dramma comico in due atti. Musica di Gioachino Rossini. Libretto di Cesare Sterbini dalla commedia Le barbier de Séville di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais.

 

Prima rappresentazione Teatro Argentina di Roma, 20 febbraio 1816

Direttore Michele Spotti

Regia Danilo Rubeca

 

Scene Emanuele Sinisi

Costumi Anna Cavaliere

Light designer Fiammetta Baldiserri

Collaborazione alla drammaturgia Roberto Covatta

Elaborazione cori dei ragazzi Giuseppe Califano

 

Il Conte d’Almaviva Massimo Montanari, Stefano Sorrentino, Francesco Tuppo

Rosina Olesya Berman, Beatrice Mezzanotte, Irene Molinari

Figaro Francesco Auriemma, Oganes Avakyan, Francesco Solinas

Bartolo Giuseppe Esposito, Filippo Rotondo

Basilio Victor Sporyshev, Shi Zong

Berta Beatrice Mezzanotte, Monica-Tiberia Naghi, Ilenia Tosatto

Ufficiale Francesco Auriemma, Oganes Avakyan, Francesco Solinas

 

Orchestra 1813

Nuovo allestimento

Produzione AsLiCo

in coproduzione con Gran Teatre del Liceu, Barcellona

Opera domani - XXI edizione

Progetto per la produzione di opere liriche introdotte da percorsi didattici

 

NOTE DI REGIA

La prima volta che incontriamo Figaro nell’opera di Rossini lo vediamo dirigersi di corsa verso la sua bottega.
È l’alba e il nuovo giorno sta per iniziare, come sempre ricco di mille avventure. Chi di noi non vorrebbe curiosare nella bottega di Figaro? Scoprire i trucchi, i mille oggetti che nasconde? Carpirne i segreti? Nessun problema: Figaro ci dice esattamente dov’è: nella sua mente. Perché la vera bottega di Figaro è la strada, la realtà che lo circonda. 
Le persone, gli oggetti e le situazioni in cui si imbatte sollecitano la sua fantasia. Ed egli manipola tutto con arguzia, sapientemente. Ha una mente sottile e uno spirito pronto. Ha imparato a fare mille mestieri e questo gli ha dato la possibilità di formarsi quella cultura che occorre per districarsi in ogni situazione, quasi conoscesse a memoria l'intero contenuto della Diderot-D'Alambert, l'Enciclopedia di arti e mestieri che più di ogni altra cosa rappresentò lo spirito autentico dei Lumi che porteranno alla Rivoluzione francese e alla dissoluzione dell'Antico Regime. 
Figaro rappresenta il nuovo. Un nuovo che si impone non per diritto divino o per privilegi acquisiti, ma per una naturale attitudine a portare tutto a suo favore. Organizza, dirige e tutto avviene nella sua mente. 
Ma come rappresentare tutto questo? Perché quello che mi sembra più interessante non è il luogo fisico, realistico in cui si muovono i diversi personaggi del Barbiere di Siviglia, quanto piuttosto il luogo mentale, meta-teatrale in cui tutto questo si realizza e trova senso: la mente del protagonista. 
Sulla scena vedremo la bottega ideale di Figaro: la sua mente, la realtà che lo circonda. Una realtà ricca di oggetti il cui senso verrà svelato via via dal protagonista, secondo l’uso che vorrà farne. 
Che si tratti di orologi, strumenti da barbiere, guardaroba, libri, rotoli di pergamene, strumenti musicali, la maquette di un teatro, un busto di Rossini, scale, nature morte, sfere di cristallo, piante, le tavole dell’Encyclopédie, quello che importa è che a dare loro un significato, a farle vivere per noi sarà solamente la fervida immaginazione del protagonista. (Danilo Rubeca)

2016 Turandot. Principessa falena

TURANDOT Principessa Falena

Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, da Carlo Gozzi. Musica di Giacomo Puccini (finale completato da Franco Alfano).

Ed. Casa Ricordi, Milano

Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 25 aprile 1926

Riduzione Enrico Minaglia

 

Direttore Alessandro Palumbo

Regia Silvia Paoli

Scene Michele Olcese

Costumi Massimo Carlotto

Light designer Marco Alba

Videomakers Nadia Baldi, Federico Biancalani

Turandot Irene Bottura, Mariangela Santoro, Anna Consolaro
Calaf Simone Frediani, Marco Frusoni, Giuseppe Distefano
Liù Gulnora Gatina, Sarah Tisba
Timur Davide Procaccini, Shi Zong
Ping/Mandarino Lorenzo Grante, Andrea Zaupa
Pang Matteo Cammarata, Ruzil Gatin
Pong Stefano Marra, Mattia Muzio
Aracnomosche Mauro Barbiero, Enrica Gualtieri Valentina Mandruzzato, Alessio Nieddu

Orchestra 1813

Nuovo allestimento

Opera domani - XX edizione

Progetto per la produzione di opere liriche introdotte da percorsi didattici

 

NOTE DI REGIA

Turandot potrebbe essere farfalla e invece è una falena, scura e sinistra, che si muove solo di notte e che ancora non riesce a staccarsi dal suo bozzolo, è legata alla crisalide, all’idea di vendetta come fedeltà all’antenata. L’irrompere dell’umanità è rappresentato dall’arrivo di Calaf, suo padre Timur e la schiava Liù; sono normali, dove normalità porta con sé il senso positivo di umanità, di movimento, d’azione. Liù è la salvezza, colei che veramente porta l’amore, è il bastone e la guida del vecchio Timur (cieco, un po’ come il cieco amore che un padre porta ad un figlio). Il candore di Liù lascia tutti sconvolti, non è la risoluzione degli enigmi che cambia Turandot, ma il sentimento che porta in campo la schiava fedele. Questo permette lo scioglimento, e scenicamente il dissolversi dei bozzoli in scie di colori. Anche Turandot, prima stretta da fasce e drappi, si svolge, rivelando un animo colorato, il cuore della farfalla. Così il coro della platea può a sua volta esplodere, come un campo di fiori o farfalle colorate e coccinelle, coleotteri, libellule. Finalmente possono tornare di nuovo ragazzi.

2015 Milo, Maya e il giro del mondo

Opera domani 2015 - Opera Expo - Edizione XIX

Progetto per la produzione di opere liriche introdotte da percorsi didattici; edizione speciale dedicata ai temi di EXPO 2015 "nutrire il pianeta, energia per la vita".


Opera di Matteo Franceschini
Libretto di Lisa Capaccioli

Ed. Casa Ricordi, Milano

Prima rappresentazione Como, Teatro Sociale, 23 febbraio 2015

Direttore Jacopo Rivani
Regia Caroline Leboutte
Scene e costumi Nathalie Maufroy
Light designer Jean Jacques Deneumoustier
Coreografa Isabelle Lamouline
Videomakers Marion Castéra e Kelzang Ravach

Orchestra 1813

Milo Marco Miglietta, Francesco Tuppo
Maya Giulia Bolcato, Sara Rossini
Giangianni Qing Xu, Ugo Tarquini
Tarik Pablo Garcia Ruiz, Giuseppe Zema
Wang Chaofei Matteo Mollica, Giuseppe Zema
Sharma Cecilia Bernini, Irene Ripa
Acrobati Giulia Arcangeli, Luis Paredes (Duo Kaos)

Coproduzione Teatro Sociale di Como/AsLiCo, Opéra Royal de Wallonie, Opéra de Rouen Haute Normandie, Theater Magdeburg

OPERA VINCITRICE DEL FEDORA – ROLF LIEBERMANN PRIZE edizione 2014

Opera domani celebra i temi dell’EXPO 2015 con un’opera commissionata per l’occasione a Matteo Franceschini, giovane compositore italiano, edito da Ricordi, che si sta affermando sulla scena musicale internazionale. Il ‘gustoso’ libretto di Lisa Capaccioli – vincitrice del Concorso OperaExpo2015 indetto proprio per la composizione di un nuovo libretto d’opera – narra dell’avventura gastronomica di due adolescenti, che in una sola notte fanno il giro del mondo in bicicletta. Migliaia di bambini e ragazzi scopriranno il mondo, cantando insieme ricette marocchine, leggende indiane e storie americane.

 

SOGGETTO – di Lisa Capaccioli
Ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive, Milo vuole invitare Maya ad uscire ma è sopraffatto da Gian Gianni, il bullo della scuola. I due si contendono l’attenzione della ragazza: Gian Gianni le propone di andare in vacanza con lui e I suoi genitori. Milo invece promette a Maya di portarla a fare il giro del mondo con soli 20 euro. Gian Gianni lo deride, anche perché Milo è un ragazzo povero, ma la sua proposta è talmente bizzarra che Maya, che è una ragazza molto curiosa, accetta. I due partono in bicicletta per il loro viaggio, inseguiti da Gian Gianni sul suo motorino. L’avventura inizia, ogni quartiere della città rappresenta un continente nel quale i ragazzi trovano un ristorante dove assaggiare piatti tipici, ma soprattutto possono entrare in contatto con una nuova cultura. Gian Gianni li pedina e i suoi tentativi di boicottare e rovinare l’atmosfera della serata sono fra i passaggi più divertenti dell’opera. L’opera e il viaggio si chiudono con un dessert americano accompagnato da un happy end e dalla promessa dei protagonisti di viaggiare nuovamente insieme.

 

PRESENTAZIONE – di Matteo Franceschini
Comporre per un pubblico giovane è sempre una sfida creativa molto interessante che impone un confronto con problematiche compositive nuove e tutt'altro che semplici. I ragazzi sono curiosi per definizione. L'obiettivo (e credo, in senso più generale, anche la responsabilità di un artista) è di alimentare questa curiosità, considerandola un punto di partenza. L'opera "Milo e Maya" non vuole rinunciare alla complessità creativa e di concezione, purché questa sia sinonimo di ricchezza, di profondità, di stimolo all’ascolto e non sia gratuita ed auto?referenziale. La mia ricerca in questo senso risiede nella molteplicità dei livelli di fruizione e lettura dell’opera. Chi possiede una conoscenza musicale di un certo livello, all’ascolto può dimostrare soddisfazione ed interesse esternando una curiosità nello scoprire ed approfondire la scrittura dell’opera, le modalità strumentali, toccando con mano la ricerca alla base della composizione. Al tempo stesso, chi è meno conoscitore non deve rimanere disorientato, bensì avvertire qualcosa che lo colpisca nel suono, nel gesto e nella “teatralità” della partitura. Per una ricerca di questo tipo, il teatro musicale rappresenta il luogo più fertile. Nello specifico, mi interessa particolarmente sviluppare una drammaturgia dell’immaginazione e dell’interpretazione. Amo poter creare un dramma che travolga la percezione e i sensi del pubblico, che tolga la certezza di ciò che accadrà, e di conseguenza disilluda le aspettative. Il viaggio immaginario di Milo e Maya accarezza mondi musicali diversi, filtrando le varie suggestioni e sviluppando un approccio analitico con la musica popolare; la partitura cerca di scovare un folclore "fuori dal tempo", di far coesistere nell'opera culture differenti, dove le diversità d'espressione possa esprimersi attraverso la molteplicità dei modi di esecuzione.

2014 Aida, amore è coraggio

AIDA. Amore è coraggio

OPERA DOMANI - XVIII EDIZIONE

Libretto di Antonio Ghislanzoni. Musica di Giuseppe Verdi.


Adattamento musicale Alberto Cara
Direttore Pietro Billi
Regia Stefano Simone Pintor
Scene Gregorio Zurla
Costumi Stefania Barreca

Interpreti Cantanti AsLiCo


Orchestra 1813

Nuovo allestimento per Opera Domani, il più 'antico' e il più diffuso tra i progetti di Opera Education, che si occupa da diciassette anni della produzione di opere liriche introdotte da percorsi didattici. In occasione dell’edizione dedicata a Verdi, per festeggiarne il bicentenario della nascita, AsLiCo. ha pensato alla riduzione – ad opera del compositore Alberto Cara – di Aida, una delle più famose opere del maestro di Busseto.

 

NOTE DI REGIA
Più di tremila anni fa l'Egitto era una potenza mondiale in grado di sovrastare il mondo con il proprio esercito. 
Ci vuole coraggio per fare una guerra, per difendere la propria terra dall'attacco del nemico. Anche nella storia di Aida c'è una guerra combattuta con coraggio contro il nemico. Eppure il tema principale di quest'opera non sembra essere davvero la guerra. L'argomento che interessava raccontare al nostro Verdi, di cui quest'anno festeggiamo i 200 anni dalla nascita, sembra essere un altro... E cioè l'amore! L'amore che scocca fra Aida e Radamés, i protagonisti di questa storia, ma anche l'amore che prova Amneris per lo stesso Radamés (un amore difficile perché non ricambiato).
A ben guardare, ci sembra che in questa storia il vero coraggio risieda proprio nella capacità di amare qualcuno. Infatti, il coraggio di amare è molto più importante in un mondo dove tutti quanti son solo capaci di combattere e lottare. Aida e Radamés sono i più coraggiosi di tutti in questa storia, perché non sono amanti normali, ma speciali. Aida, infatti, è figlia del Re d'Etiopia ed è ridotta schiava al cospetto della figlia del Faraone d'Egitto, Amneris. Eppure nessuno sa chi sia lei veramente, tutti pensano che sia una normale ragazza etiope, di umili origini. Radamès, invece, è un giovane guerriero e il futuro capo dell'esercito egizio, ed è colui che vincerà in battaglia proprio l'Etiopia, riducendo schiavo anche il padre di Aida, Amonasro. Questi ragazzi, dunque, non solo sono di due stati sociali diversi, ma sono anche figli di due popoli diversi, con diverse culture e, per di più, in lotta fra loro. Sono due nemici, insomma. Allora ci sembra che sia questo il vero coraggio: il coraggio di amare il diverso!
È questa la lezione di vita più grande che quest'opera ci dà e quella che dobbiamo raccontare noi: l'accettazione del diverso, il coraggio di amare qualcuno a dispetto di quello che ci dice il mondo intorno a noi, anche se questo ci viene dipinto come uno straniero e quindi come un nemico da combattere. Perché tutti questi sono pregiudizi che ci impediscono di conoscere davvero una persona e ci nascondono invece la vera bellezza che sta dietro ogni incontro e che è in ognuno di noi.
Al contrario, se uno è in grado di non farsi condizionare e di seguire invece il proprio cuore riuscirà a conoscere un giorno un amore come quello di Aida e Radamès: un amore in grado di cambiare le loro vite senza che loro stessi se ne accorgano; un amore in grado di sfidare qualsiasi regola, qualsiasi legge e qualsiasi guerra.
Ci è sembrato che questo amore travolgente avesse la stessa potenza di un fiume in piena. Così, è questa la metafora che abbiamo deciso di usare per raccontare questa storia. E ci è apparsa subito una metafora bella perché, come tutti quanti abbiamo studiato a scuola, le piene del Nilo sono sempre state distruttive, ma dopo il loro “passaggio” hanno anche generato nuova vita, hanno permesso di coltivare la terra circostante. Come dice lo storico Erodoto, l'Egitto è il “dono del Nilo”, perché lungo tutto il suo corso la terra è fertile, mentre dove l'acqua non giunge resta il deserto. Per questo il Nilo veniva venerato come un fiume magico, divino, in grado di contrastare la siccità e il deserto proprio come l'amore è in grado di contrastare la guerra e donare nuova vita e nuova speranza a tutti.
Così, è vero, Aida e Radamès alla fine moriranno a causa delle loro scelte “controcorrente”. Per perseguire il loro amore si metteranno contro alla loro società e ai loro padri, terribili e immutabili nell'animo. Si prenderanno le proprie responsabilità e alla fine decideranno di lottare contro questo mondo di odio e violenza e di dare la propria vita per perseguire le proprie idee d'amore. Ma proprio come ci viene raccontato nell'antico libro dei morti (il testo sacro egizio che veniva sepolto assieme ai defunti per proteggerli e aiutarli nel loro viaggio verso l'aldilà), le anime attraversano il fiume divino nell'oscurità della notte e, nell'eterna lotta del bene contro il male, combattono per far sì che il Dio Sole risorga di nuovo al mattino. È per questo che Aida e Radamès hanno lottato: per donarci la luce, per illuminarci la via da seguire!
E noi? Noi possiamo imparare dalla loro storia e non ripetere più gli stessi errori che da tremila anni l'uomo compie... E possiamo insegnare a tutti, prima che sia troppo tardi, il coraggio di accettare e amare il prossimo. Sempre! Stefano Simone Pintor

 

2013 L'olandese volante

L’olandese volante
di Richard Wagner

Progetto vincitore di Wagner200
concorso europeo per la produzione di un’opera di Wagner per il giovane pubblico

Adattamento musicale Samuel Sené
Regia 
Lucas Simon
Scene 
Damien Schahmaneche
Costumi 
Clara Ognibene

Cantanti AsLiCo
Orchestra 1813

Coproduzione Teatro Sociale di Como – AsLiCo, Opéra de Rouen Haute-Normandie, Theater Magdeburg

In occasione dell’edizione dedicata a Wagner ed al bicentenario della sua nascita, AsLiCo avvia un’importante co-produzione europea che coinvolge il Theater Magdeburg (luogo di debutto del ventunenne Richard Wagner) e l’Opéra de Rouen Haute Normandie. Grazie al concorso europeo Wagner200 giovani artisti europei under 35 (compositori, registi, scenografi, costumisti) sono stati selezionati per comporre il team che si occupa di realizzare la riduzione de L’olandese volante di Wagner, un’opera di 170 anni, messa in scena di nuovo a 200 anni dalla nascita del suo compositore e interamente allestita da artisti e da giovani intorno ai 30 anni, l’età in cui lo stesso Wagner la diresse al debutto nel 1843. Il team vincitore del concorso è composto da giovani artisti francesi: Lucas Simon (regia), Samuel Sené (adattamento musicale), Damien Schahmaneche (scene), Clara Ognibene (costumi). Lo spettacolo, preceduto dal percorso didattico, in scena dal 25 febbraio 2013 in una lunga tournée italiana, farà tappa al Teatro degli Arcimboldi di Milano sabato 6 aprile alle ore 16.00 e 20.30. I debutti europei, frutto di questa inedita collaborazione, saranno in gennaio 2014 (Francia) e in febbraio 2014 (Germania) dove la stessa produzione, andrà in scena nella lingua madre del paese (sempre preceduta dal percorso didattico nelle scuole) con cast differenti, selezionati dal Concorso AsLiCo per giovani cantanti lirici d’Europa.

 

La trama

Senta è una giovane ragazza piena di sogni di avventura e fiabe. Durante una vacanza nella casa del nonno, vecchio capitano della Marina, decide di avventurarsi per le stanze della vecchia casa per sfuggire alla noia di una sera d’estate. Arrivata alla soffitta, dopo aver aperto la porta scricchiolante, scopre una mucchietto di vecchi oggetti ricoperti da coperte impolverate. Senta viene subito attratta da un vecchio fonografo, oggetto a lei completamente sconosciuto; si avvicina e tenta di farlo funzionare e si meraviglia per la dolce musica che l’apparecchio emette. Presa dalle note di questa musica magica, si lascia trasportare nella storia, e incomincia ad inventarsi una storia di marinai, oceani e capitani travestendosi con un vecchio cappello e una leggera sottoveste rossa. Frugando tra gli oggetti abbandonati, trova un ritratto e un medaglione che rappresenta un giovane capitano. Affascinata dalla scoperta, indossa il medaglione e, sfinita, si sdraia su una poltrona in un angolo della soffitta. Ai margini di quest’epoca lontana, Senta si addormenta e la sua fervida immaginazione parte alla scoperta degli oceani in compagnia del giovane capitano…
…Mentre scoppia la tempesta e si alza il vento, le vele incominciano ad ondeggiare, si spiegano e si ripiegano furiosamente. L’equipaggio dei marinai norvegesi avanza. Il loro capitano, Daland, sale sul ponte della nave e parla con il Timoniere: a loro fa eco la ciurma della nave che fatica per attraccare a riva. Una volta a terra, i marinai e il Timoniere si addormentano, mentre Daland parte in esplorazione. Appare in lontananza un vascello, che immerso in un’atmosfera quasi fantasma, cerca un approdo sicuro. È l’Olandese con il suo equipaggio maledetto. L’Olandese intona il suo canto, raccontando la sua sventura e mostrando gli inutili tesori raccolti durante i suoi insensati viaggi.
Scorto in lontananza un vascello sconosciuto, Daland sveglia il Timoniere per sapere a chi appartiene la nave. Non ottenendo risposta, interroga l’equipaggio; poi preoccupati, insieme urlano in direzione del vascello in attesa di una risposta. Nel loro incontro, l’Olandese accende l’avidità di Daland evocando i suoi tesori e si dichiara pronto a liberarsi di oro e gioielli in cambio di una fanciulla come sposa. Daland pensa allora alla giovane Senta, sua figlia che lo aspetta a casa filando e raccontando storie… D’improvviso arriva un vento violento che gonfia le vele e trascina l’equipaggio in un vigoroso balletto. Entrambi i vascelli possono ripartire alla volta delle coste norvegesi.
A casa, la vecchia Mary e le filatrici lavorano alacremente, mentre la giovane Senta con il medaglione intorno al collo gironzola qua e la osservando le filatrici con aria distratta e perdendosi nei suoi sogni. Mary rimprovera Senta di non prendere esempio dalle ragazze, che, dal canto loro, prendono in giro Senta per le sue fantasie. La ragazza racconta alle ragazze dell’uomo che riempie i suoi sogni di cui ha sentito la leggenda della maledizione. Arriva Eric, giovane ragazzo innamorato da sempre della bella Senta che annuncia l’arrivo di due vascelli, le filatrici si accalcano al porto mentre Eric prende da parte Senta per dichiarargli ancora una volta il suo amore e ricordarle la promessa di fidanzamento che si erano fatti. Senta rimane da sola e turbata: pensa ancora all’Olandese.
L’Olandese sbarca con Daland e subito si imbatte in Senta, mentre ad alta voce giura fedeltà al suo amore immaginario. Sentendo le parole di devozione di Senta, il marinaio misterioso si mostra alla ragazza e le rivela la promessa fatta dal padre. Daland li raggiunge e, appresa la notizia dell’amore dei due, propone una festa per celebrare il ritorno dei marinai ed il loro fidanzamento. Mentre i festeggiamenti si protraggono e gli invitati incominciano a disperdersi, Eric si rifiuta di rinunciare all’amore di Senta e tenta ancora di convincerla a rompere la promessa di matrimonio e di riflettere sulla promessa di fedeltà che gli ha fatto.
L’Olandese, ancora una volta nell’ombra, ascolta la conversazione. Credendo di essere stato di nuovo tradito, si convince che non potrà essere salvato dall’amore di Senta e interviene nella discussione rompendo il fidanzamento. Non volendo essere la sua rovina e sapendo di essere irrimediabilmente legato al mare, decide di ripartire. Senta tenta di trattenerlo pregandolo di non dubitare dei suoi sentimenti, seguita da Eric che la segue scongiurandola di rimettersi con lui. Mentre il vascello sparisce in lontananza, Senta si alza dalla poltrona, medaglione alla mano, dichiarando che sarà per sempre fedele all’Olandese Volante. Senta perde l’equilibrio e cade dalla poltrona mentre pronuncia queste ultime parole…
Con il ricordo del suo amore, si sveglia frastornata nella soffitta del nonno, attorniata dai vecchi oggetti.

 

I personaggi

L’olandese volante:

Un grande cappello tricorno di cuoio lucido e ornato da piume, carico di storia ma dimenticato nel granaio fino all’arrivo di Senta. L’olandese è un personaggio segnato dalle centinaia di anni passati in mare, ma per questo non è meno umano. L’unico del suo equipaggio fantasma! E’ imponente e preciso nei gesti. Conosce gli uomini. Dal gesto disinvolto di regalare tutto il suo oro a Daland in cambio della figlia, si capisce che l’unica cosa che gli interessa è trovare una donna. Il fraintendimento del tradimento aggiunge al suo personaggio la fama di Lupo solitario.

Daland
Capitano audace e opportunista. Opposto all’Olandese anche nell’imponenza della figura. Personaggio presuntuoso e arrogante. Biondo, sempre sorridente con un lungo mantello blu che gli conferisce sicurezza. Denti perfetti, sempre pettinato anche durante la tempesta. E’ come Superman dopo un terribile combattimento.

Timoniere
Un timoniere molto buffo. Una camicia e un giubbotto di cuoio. Dei bei baffi rossi, un casco in testa e degli occhiali da aviatore. Un personaggio da cartoni animati, volontariamente ingenuo. Personaggio corroso dal vento e dall’alcool.

Eric
Un cacciatore dolce e naif. Abiti in netto contrasto con quelli dei marinai. Un personaggio delicato, un amante tradito e disperato. Dolce e gentile, emotivo e sensibile, è un adulto rimasto bambino.

Senta
All’inizio una ragazza, che per scappare dalla noia parte alla scoperta della soffitta dei suoi nonni. Indossa un vestito rosso leggero e corto che le da un’aria da danzatrice. Senta scopre, sbadatamente posato sulla poltrona al centro della soffitta una sottoveste di seta rossa, ornata di ricami e perle che le danno l’aria di un’eroina. Così vestita si addormenta…nelle braccia dell’Olandese.

Mary
Il tempo si è fermato per questa donna abituata al mare che veglia su Senta. E’ vecchia e saggia. Ha il doppio ruolo di madre e guida della ragazza. Il semplice costume che indossa la distingue per il buonsenso dalle altri filatrici.

 

Note di regia

Se i nostri sensi possono essere messi al servizio della nostra immaginazione, per quale motivo non utilizzarli?
Compete infatti alle nostre capacità il compito di mescolarli, bilanciarli e combinarli in modo da non perdere la potenzialità dei nostri sogni.
La nostra immaginazione rende del resto possibile una cosa che sarebbe per natura irrealizzabile. Dobbiamo quindi impegnarci per conservare i nostri sogni poiché l’abitudine alla spontaneità e alla poesia tendono a attenuarsi con gli anni: se riusciamo conservare intatta la nostra immaginazione un semplice cappello trovato dentro un baule ci trasformerà in capitani, una scala diventerà l’albero della nave, un lenzuolo un mare infinito e l’uomo sul quadro, il nostro grande amore.
Eccoci dunque a raccontare la storia di una bambina, che incomincia a viaggiare attraverso parole e immagini, ispirata dai differenti oggetti che le stanno intorno.
Senta esplorando la casa dei nonni, scopre una stanza segreta; la stanza è piena di oggetti molto strani. Senta si interroga sul legame che possa unire queste diversi cimeli e diventa, lei stessa, la creatrice della storia.
Curiosare, frugare e scoprire, tutto inizia come al principio di un sogno, e all’improvviso Senta viene trascinata in un’avventura straordinaria.
Gli elementi si scatenano e delle onde enormi invadono il palcoscenico. Ci sembra di essere da qualche parte sul mare, a meno che siamo forse sotto il mare? Panico a bordo. Ma a bordo di cosa? Con chi? Dove siamo? La tempesta infuria, il vento soffia, il mare urla. Dei bauli pieni d’oro maledetto e di perle nere si aprono, il vecchio organo intona una musica lugubre, il timone del vecchio vascello si anima.
È in un universo sospeso tra la magia dei sogni e la poesia degli oceani che voi viaggerete.

Lucas Simon

 

Il progetto musicale 

L’Olandese Volante è senza dubbio la prima opera di Wagner che unisce il mito all’opera, dove musica e la leggenda si fondono. Tutto il dispiego dell’orchestrazione e delle difficoltà vocali sono al servizio della poesia e della storia, una trascrizione diretta dell’emozione, che evoca senza intermediari i moti delle passioni e le aspirazioni del cuore. Ecco perché la riduzione dell’opera presenterà una drammaturgia più completa possibile e un rapporto musicale fedele all’originale: i due leitmotiv principali (il tema dell’Olandese e il tema di Senta) saranno fortemente presenti, lasciati dove Wagner ha scelto di inserirli. E’ lui stesso che mette in scena la creazione della sua opera. L’Olandese volante è l’opera di un musicista, ma anche di un amante del teatro, e il lavoro di riduzione e di arrangiamento deve essere conforme con questo lavoro drammaturgico. L’adattamento musicale ha scelto di seguire l’opera in maniera lineare. In qualche caso sono state ri-composti alcuni passaggi armonici di raccordo, pur rispettando totalmente la scrittura del compositore. E’ infatti merito dell’arrangiamento se si potrà passare da una scena all’altra senza che ci si accorga dei tagli. In effetti, nell’Olandese volante, Wagner convalida quello che sarà in seguito il suo modo di scrivere: utilizzo regolare dei leitmotiv e azione continua senza pause musicali. Il principio determinante che ha guidato i tagli musicali è stato l’interattività con i bambini. Questo fattore è stato costantemente preso in considerazione nella scelta della riduzione musicale.

2012 Il flauto magico. Ovvero sconfiggere i mostri

Flauto Magico, ovvero sconfiggere i mostri

da Wolfgang Amadeus Mozart

Opera domani - XVI edizione

Musica Wolfgang Amadeus Mozart. Libretto Stefano Simone Pintor (dopo la versione originale di Emanuel Shikaneder)

Adattamento musicale Alfonso Caiani

Direttore Salvatore Percacciolo

Regia Stefano Simone Pintor

Scene Gregorio Zurla

Costumi Stefania Barreca

Light designer Fiammetta Baldiserri

Produzione AsLiCo 

in collaborazione con Royal Opera House, Muscat


con CANTANTI AsLiCo


Fiaba per bambini, storia illuminista e razionale, ma anche storia di morte e rinascita, di magia e realtà, Il flauto magico è un prisma che racchiude significati infiniti e suggerisce letture differenti, a seconda di come e chi lo guarda, una perfetta sintesi del linguaggio compositivo di Mozart, ricca di spunti e opportunità didattiche Lo spettacolo ha una durata prevista di 75 minuti, la struttura dell’opera e le sue peculiarità vengono rispettate e mantenute, proprio per proporre ai ragazzi una vera opera in miniatura e non una sua riduzione sommaria e semplicistica.

 

TRAMA

In un certo luogo e in un certo tempo, viveva una volta Tamino, un bambino forte come un cavaliere e nobile come un principe! Egli era buono e fantasioso, ma come diceva sempre la Maestra ai genitori,
Tamino era intelligente ma non si applicava. La Mamma sapeva perchè: Tamino era sempre chiuso in casa a giocare ai videogames, e si perdeva così tutte le ore del pomeriggio, che servivano invece al gioco all’aperto e allo studio. A Tamino non andava proprio di studiare, la materia che odiava più di tutti era musica, perché il suo flauto non suonava affatto “dolce” come quello della Maestra, nonostante si chiamasse così. Ma questa non era la sola cosa a render triste la Mamma: ella infatti notò che Tamino, tutte le notti, dopo aver giocato a quel tremendo e violento videogame, faceva sempre spaventosi incubi. «Suona che ti passa!» le diceva lei il mattino seguente, «E vedrai, sconfiggerai tutti i tuoi mostri!». Ma niente. Tamino giocava tutti i giorni al videogame: più giocava e meno studiava e più la notte faceva incubi. Nuovi mostri popolavano le sue fantasie notturne; tutte le notti puntualmente si ritrovava in balia di questi, senza sapere come liberarsene. Si ritrovò talmente schiavo dei suoi sogni che, addirittura, una notte bastò un temporale e un semplice tuono perché tutte le sue paure e tutti i personaggi del gioco prendessero forma realmente, saltando fuori dallo schermo e popolando la sua stanza! Vi uscirono mostruose piante carnivore e strani personaggi piumati, come Papageno e Papagena. E poi arrivarono dame e regine astrifiammanti, come la
potente Regina della Notte, che appariva sempre in un letto di stelle e di pianeti luminosi. E più la notte oscura avanzava, più il gioco si riempiva di nuove magie. Tamino incontrò allora sacerdoti, schiavi, armigeri, strambi animali della foresta, e così via. La notte spaventosa si trasformò quindi in un’enorme avventura. Il compito era semplice: bisognava salvare la principessa Pamina dalle grinfie del perfido Sarastro, come gli aveva chiesto la Regina della Notte che, disperata, un giorno si vide rapire la giovane figlia. Numerose furono le prove che dovette superare Tamino in questo difficile percorso. Passò attraverso paesaggi rocciosi e foreste incantate, superò prove del silenzio, attraversò montagne di fuoco e montagne d’acqua con grande coraggio. Volete sapere come ci riuscì? Grazie al potere della musica e del suo magico flauto, che una Dama misteriosa, per conto della Regina della Notte gli aveva donato all’inizio del suo cammino.
Come, direte voi, un flauto soltanto? Nessuna spada laser? Nessuna onda energetica a propulsione
magnetocriptica? Già, niente di tutto questo! Solo un flauto, in grado di produrre suoni magici e
meravigliosi, con il quale Tamino superò lieto l’oscura notte e tutte le sue paure e ricominciò a vivere
amando la musica e – magia più grande di tutte! – ad andare bene a scuola. Non ci credete che basti così poco? Provate a suonare e a cantare con noi! Stefano Simone Pintor

 

2011 Nabucco. C'era una volta la figlia di un Re

NABUCCO, c'era una volta la figlia di un Re

di Giuseppe Verdi

Adattamento musicale Alberto Cara
Regia, scene e costumi Silvia Collazuol
Direttore Francesco Pasqualetti
Orchestra 1813


Opera domani XV edizione
- Progetto per la produzione di opere liriche introdotte da percorsi didattici

L’edizione 2011 di “Opera Domani” è dedicata a Nabucco di Giuseppe Verdi, l’opera esemplare di un autore che sentiva profondamente l’anelito alla libertà e all’indipendenza dei popoli. La produzione di Nabucco offre ai ragazzi una nuova opportunità: non solo di conoscere la musica di Verdi, ma anche di approfondire le tematiche suggerite dal libretto e i temi del Risorgimento, tema quanto mai attuale al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Bambini e ragazzi, impersonando il popolo oppresso, vivono l’azione che si svolge tra palco e platea, fianco a fianco degli interpreti: dopo esser stati imprigionati, canteranno il Va’, pensiero, grido di dolore di un intero popolo che aspira alla libertà. Le parole di questo canto di esuli - che ai tempi di Verdi furono proclama di indipendenza degli Italiani oppressi dalla dominazione austro-ungarica -, sono anche parole che racchiudono la nostalgia degli emigrati nel ricordare la propria patria, lasciata per cercare altrove una vita migliore. Perciò nel finale dello spettacolo bambini, ragazzi e artisti, intonano l’inno Fratelli d’Italia, simbolo di fratellanza e di unità, nel senso più cosmopolita.

2010 Lupus in fabula

Lupus in fabula

di Raffaele Sargenti

Opera domani - XIV Edizione

 

Direttore Carlos Chamorro

Regia Caroline Leboutte

Scene e costumi Sandrine Clark

Coreografie Isabelle Lamouline

Cantanti AsLiCO

Orchestra 1813

in collaborazione con Teatro Real di Madrid e Opéra Royal de Wallonie di Liegi

Per l'edizione 2010 di Opera domani la scelta è caduta su Lupus in fabula, opera in un atto di Raffaele Sargenti su libretto di Andrea Avantaggiato vincitrice del concorso europeo «Opera J» indetto dall'AsLiCo. in collaborazione con il Teatro Real di Madrid e l'Opéra Royal de Wallonie di Liegi.

Il protagonista è un lupo avventuroso che ha il desiderio di cambiare il pregiudizio che lo definisce «cattivo». L'occasione gli è offerta dalla Luna che lo invita a travestirsi per fare da tata a una bimba che lui affascina con i suoi racconti di viaggio. Una favola di integrazione, che Sargenti ha musicato intrecciando suggestioni impressioniste a echi jazz, poliritmie africane e influssi orientali e usando la scala pentatonica come motivo unificante. Con i cantanti ALiCo accompagnati dall'Orchestra 1813 diretta da Carlos Chamorro, Lupus in fabula si avvale della regia di Caroline Leboutte, con le scene e i costumi di Sandrine Clark e le coreografie di Isabelle Lamouline.

2009 Hansel e Gretel

HAANSEL E GRETEL ovvero il farsi di un destino
Commedia fiabesca in tre quadri. Musica di Engelbert Humperdinck. Libretto di Adelheid Wette.

 Prima rappresentazione: Weimar, 23 dicembre 1893

 

Adattamento musicale Alberto Cara

Adattamento drammaturgico Federico Grazzini, Riccardo Bani

 

Direttore Giacomo Sagripanti

Regia e luci Federico Grazzini

Scene e costumi Francesco Givone

 

Nuovo allestimento

Progetto Opera domani - XIII edizione

 

NOTE DI REGIA

«C'era una volta una casa ai confini di un grande bosco…»: queste sono le parole con cui inizia la famosa fiaba dei fratelli Grimm; con questa immagine si apre anche il primo quadro dell'opera di E. Humperdinck, una fiaba musicale ispirata alla storia di Hansel e Gretel che per molti aspetti differisce dall'originale. Si può dire che quella di E. Humperdinck e della sorella A. Wette, che ne scrisse il libretto, sia una variazione sulla più nota fiaba della tradizione popolare tedesca. E' chiara la volontà degli autori di raccontare, reinterpretare, una fiaba, ponendo l’accento sul potere evocativo della musica. Dallo studio del mondo sconfinato della fiaba siamo partiti per costruire un'idea di regia che valorizzasse l'aspetto teatrale e musicale di questa fiaba in musica. Nelle fiabe i processi interiori sono tradotti in immagini visive molto più eloquenti di ogni spiegazione. Anche in Hansel e Gretel ogni situazione è semplificata e sono le immagini a comunicare e a rimanere indelebilmente impresse nella mente. Ci siamo concentrati quindi sulle tre immagini portanti, sui tre luoghi della vicenda, i quadri principali della storia che seguono la scansione in atti del libretto originale e rappresentano metaforicamente le tappe del percorso di autodeterminazione e di crescita "inteso come dovere elementare". Nella loro avventura Hansel e Gretel - e con loro lo spettatore - verranno a contatto con l'apparenza che nasconde altro, con il carattere ambiguo della realtà e soprattutto con "la sostanza unitaria del tutto, uomini, bestie, piante, cose, nell'infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste". Il linguaggio del teatro di figura ci è sembrato il più appropriato per garantire questa costante metamorfosi. Abbiamo considerato la natura non realistica della fiaba e la sua atemporalità, collocando la storia in un passato indefinito che accenna vagamente ad un contesto rurale degli anni '50 in Italia senza voler ricostruire in maniera filologica un'epoca in particolare. Per la situazione di estrema indigenza dell'inizio, abbiamo quindi scelto un’impronta più realistica, rintracciando idealmente nell'ultima guerra l'evento di partenza più adatto a definire le circostanze iniziali di fame e povertà. Nei quadri successivi abbiamo progressivamente intrecciato questo sfondo con un’ulteriore stilizzazione degli ambienti e della storia, deformandolo, e trasformandolo in un paesaggio dove l'astrazione diventa più evidente. La casa dei genitori di Hansel e Gretel, il primo quadro, diventa un luogo sì di estrema miseria e precarietà dove la fame sembra essere la regola, ma anche la stanza dei giochi "poveri" dove la fantasia regna sovrana. Nel secondo quadro gli alberi diventano forme minacciose che spuntano dalla terra e le ombre terrificanti mostri. Dietro questa deformità si nascondono in realtà delle figure benevole, ispirate alle creature piccine del bosco delle fiabe nordiche: l'estraneità si rivela amica. Il terzo quadro, la casa della strega, è il luogo delle massime aspirazioni gastronomiche dei bambini e il luogo dove vengono proiettate le loro più grandi paure e fantasie. All’apparenza la casa appare un luogo di straordinaria avvenenza, perché è costruita di dolci prelibatezze e perché il suo interno è animato da misteriose figure, quasi fosse una lanterna magica. Quest'immagine seducente nasconde una creatura sadica e feroce, la strega, la quale a sua volta nasconde una doppia natura: all’apparenza amabile e affettuosa pasticciera, l’abitante della casa altro non è che una crudele divoratrice di bambini. La casa che tanto attraeva i due protagonisti da farli sentire ‘in paradiso’ si rivela una sorta di fabbrica di illusioni, un richiamo allusivo al flagello televisivo dei nostri giorni, che i due eroi affronteranno grazie al loro ingegno.

Alla fine della vicenda la vittoria sarà su se stessi e sulla malvagità e non su qualcun altro. Il lieto fine, dove gli eroi riescono a liberare il coro dei bambini imprigionati, composto dagli stessi bambini-spettatori, e rincontrano i genitori, è il raggiungimento di un fondamentale conquista: la capacità di governare se stessi con saggezza e di conseguenza vivere felici. Questo tipo di conclusione è fondamentale per infondere forza e coraggio al bambino per gli imprevisti che dovrà incontrare e insegnargli a non temere la propria fantasia. La maggior parte dei bambini conosce le fiabe solo in versioni edulcorate che semplificano e appiattiscono il loro significato, privando la fiaba dei contenuti più profondi: versioni come quelle di molti film e spettacoli televisivi trasformano le fiabe in una rappresentazione priva di significato. In questa versione di teatro in musica vorrei che questi significati non andassero perduti.

 

LA TRAMA

Atto I - La casa di Hansel e Gretel

In una casetta ai margini del grande bosco dell'Ilsenstein vive un povero commerciante di scope con sua moglie e due bambini: Hansel e Gretel. Da alcuni giorni gli affari non vanno affatto bene, e il cibo scarseggia. I genitori di Hansel e Gretel decidono di uscire di casa per rimediare a questa brutta situazione. I figli rimangono a casa per svolgere le mansioni casalinghe, ma Hansel si lamenta della fame e non ha voglia di lavorare. E così i due bambini si mettono a giocare felici dimenticando i loro compiti e disobbedendo agli ordini dei genitori. Quando la mamma torna, li trova intenti a ballare, e va su tutte le furie. Ma mentre li sta sgridando si rompe un bricco di latte: l'unico alimento rimasto con cui avrebbe potuto cucinare qualcosa per cena. Assalita dalla rabbia e dalla disperazione la mamma obbliga i figli ad andare nel bosco dell'Ilsenstein per cercare delle fragole. Quando il padre torna a casa è felice ed ubriaco: finalmente è riuscito a vendere tutta la sua mercanzia in paese. Con il ricavato ha comprato cibo a volontà e ha passato qualche ora all'osteria. Nella baldoria il padre si chiede dove siano i figli e la madre rivela di come li abbia mandati nel bosco a causa delle loro monellerie. Il padre, allarmato, racconta alla moglie del grande pericolo che stanno correndo: il bosco dell'Ilsenstein è abitato dalla terribile strega Knusperhexe che si nutre di bambini! I genitori decidono tempestivamente di correre nel bosco per andare a soccorrere i figli.

Atto II - Il bosco

Hansel e Gretel sono nel bosco. Giocano, e intanto raccolgono bacche e fragole da portare alla mamma per farsi perdonare. Dopo un po’ si accorgono che si è fatto buio, e che non riusciranno a trovare la strada di casa fino all’arrivo del nuovo giorno. I bambini hanno paura, il bosco dell'Ilsenstein sembra essere abitato da sinistre presenze. Ad infondere coraggio ad Hansel e Gretel è il nano Sabbiolino, una creatura amichevole che con la sua sabbia dorata può donare il sonno e i sogni dolci per superare ogni difficoltà. Hansel e Gretel prima di addormentarsi ringraziano con un canto le creature buone del bosco che li hanno soccorsi nel momento del bisogno.

Atto III - La casa della Knusperhexe

Al loro risveglio Hansel e Gretel si trovano davanti ad una strana casa fatta di dolci e strane figure. Vinto lo stupore e la paura decidono di avvicinarsi e assaggiarne dei pezzi senza trattenersi. Il sogno si è fatto realtà. Dopo poco dalla casa esce la legittima proprietaria: la strega Knusperhexe, altrimenti conosciuta come Rosina Leckermaul. All'inizio sembra un’elegante pasticciera. Ben presto si rivelerà nella sua natura feroce. Per prima cosa la strega paralizza Hansel con un incantesimo e lo imprigiona; dopodiché ordina a Gretel di aiutarla a controllare i preparativi per cuocere il povero Hansel nel forno e trasformarlo in un bambino-biscotto per mangiarselo. Ma Gretel astutamente riesce a liberare il fratello e con un tranello spinge nel forno la strega. Nella grande gioia di aver vinto questa terribile minaccia i fratelli si accorgono che ci sono tanti bambini-biscotto che chiedono aiuto e aspettano di essere liberati dal tremendo incantesimo. Gretel riesce a liberare anche loro e la strega ormai si è trasformata in un biscotto pronto per essere mangiato. Finalmente i coraggiosi Hansel e Gretel possono riabbracciare i loro genitori e vivere felici e contenti.

2008 Così fan tutte

COSÌ FAN TUTTE

OPERA DOMANI - XII EDIZIONE
Dramma giocoso in due atti KV 588. Musica di Wolfgang Amadeus Mozart.
Libretto di Lorenzo da Ponte.

Prima rappresentazione Vienna, Burgtheater, 26 gennaio 1790

Drammaturgia e adattamento dei testi Deda Cristina Colonna
Adattamento musicale Massimiliano Toni

Maestro concertatore al cembalo Massimiliano Toni
Regia Deda Cristina Colonna
Scene Valentina Dellavia
Costumi Monica Iacuzzo

Maestro preparatore Federica Falasconi  
Orchestra 1813

Fiordiligi Marianna Prizzon, Marianne Gesswagner
Dorabella Valeria Tornatore, Chiara Amarù
Guglielmo Francesco Paolo Voltaggio, Carlo Checchi
Ferrando Enea Scala, Cosimo Vassallo
Despina Irene Favro, Valentina Vitti
Don Alfonso Giuseppe Pizzicato, Mirko Quadrello

Nuovo allestimento

OPERA DOMANI: MOZART PER I PIU’ PICCOLI
Per avvicinare i più piccoli al melodramma attraverso un percorso didattico che gli insegnanti hanno sviluppato con il supporto di esperti della materia.
L’opera scelta per la dodicesima edizione è Così fan tutte di W. A. Mozart. I giovani spettatori assumeranno la parte del coro, cantando dalla platea alcune pagine dell’opera. Ai ragazzi sarà richiesto di partecipare allo spettacolo con almeno un coro in lingua. Gli incontri di preparazione per gli insegnanti si sono tenuti nei mesi di gennaio e febbraio

2007 The fairy Queen. Ovvero il sogno di Bottom

The Fairy Queen, (Ovvero il sogno di Bottom)

Musica di Henry Purcell
Prima rapp. Londra, 2 maggio 1692

OPERA DOMANI - IX EDIZIONE

Masque ispirato al Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare

Adattamento e drammaturgia del testo,regia e coreografia Deda Cristina Colonna
Adattamento musicale Federica Falascani e Lisa Navach
Traduzione metrico musicale Daniele Carnini
Direttore Pilar Bravo


Puck Matteo Ferrara, basso
Bruscolo Kajsa Dahlbäck, soprano
Ragnatela Giuseppina Bridelli, soprano
Ragnatelo Samuel Tao, basso
Falena Paolo Cauteruccio, tenore, controtenore

Oberon Daniele Gatti
Titania Cristina Dragano
Bottom Paolo Li Volsi
Quince Andrea Valfrè
Flute Marco Ripellino

Danzatori:
Grandisenape Sarah Edgar
Fiordipisello Anna Gai
Pigna Marco Ripellino
Grillo Andrea Valfrè


The Fairy Queen ovvero il Sogno di Bottom, di Henry Purcell viene presentata in un allestimento che AsLiCo prepara appositamente per il pubblico dei bambini e dei ragazzi con la regia di Cristina Deda Colonna. Gli alunni che assistono allo spettacolo vi partecipano attivamente, diventando protagonisti della storia e cantando alcune pagine dell'opera, adeguatamente scelte e preparate per tempo insieme ai loro insegnanti durante il percorso didattico.

NOTE DI REGIA
Il bosco delle fate in cui vivono Oberon, Titania, Puck e gli altri personaggi è un luogo fantastico, proprio come quello che si trova nella mente e nella fantasia di ogni ragazzo e di ogni adulto che non sia cresciuto troppo; il bosco è un teatro, cioè un luogo dove tutto è possibile, in cui la realtà si svela attraverso la lente della magia e del sogno.
Nella scenografia abbiamo voluto ricordare un pop-up, forma di libro tradizionalmente destinata ai ragazzi, in cui l'aprire delle pagine determina il costruirsi della scenografia sotto gli occhi del lettore. Per noi, questo è l'anello di congiunzione tra il teatro di oggi e le forme del teatro barocco; questo spettacolo vuole infatti rappresentare un viaggio all'interno di un genere teatrale tipico del Seicento - la semi-opera - in cui prosa, canto e danza concorrono alla rappresentazione della trama.
Ai cantanti, agli attori, ai danzatori chiediamo di farsi interpreti totali, di prestarsi completamente alle esigenze della rappresentazione.
Ai nostri spettatori, dai più piccoli ai più esperti, chiediamo invece di lasciarsi sorprendere dagli scherzi di Puck, dalle battute dei comici, dalle danze delle fate per scoprire un mondo che, già dentro di loro, ci auguriamo vi resti sempre e, almeno un po', anche quando saranno adulti.

LA TRAMA
L'azione si svolge nel bosco in cui vivono Oberon e Titania, rispettivamente Re e Regina delle fate. Durante una notte che si rivelerà piena di imprevisti, gli artigiani e attori dilettanti Bottom, Quince e Flute si danno appuntamento alla Quercia del Duca per provare uno spettacolo.
Mentre Titania attraversa il bosco insieme al suo seguito, Puck - il giullare di Oberon - interrompe il suo cammino fingendosi ubriaco e molestando le fate. Sopraggiunge Oberon che contende a Titania un bellissimo paggio indiano; a causa sua litigano ogni volta che si incontrano.
Dopo l'ennesima lite, Titania se ne va e Oberon medita vendetta: non appena potrà, spremerà sugli occhi di Titania addormentata il succo di un fiore che la farà innamorare della prima creatura che vedrà al suo risveglio.
Titania gli offre l'occasione di vendicarsi quando si addormenta nel bosco insieme alle sue fate, dopo un divertimento fatto di canti e danze. Oberon spreme sui suoi occhi il succo del fiore incantato e se ne va. Proprio in quel momento arrivano i comici per fare le prove del loro spettacolo; Puck, rimasto ad osservare la scena, non sa resistere alla tentazione di fare uno scherzo a Bottom infilandogli una testa d'asino ed…è proprio Bottom che Titania vede appena apre gli occhi.
E' amore a prima vista!
Titania ordina alle sue fate Ragnatelo e Ragnatela, Bruscolo, Falena, Fiordipisello e Grandisenape di onorare e servire Bottom, il loro nuovo signore. Per divertirlo, le fate cantano e ballano, e Puck si traveste da contadino per partecipare allo spettacolo dato in onore di Bottom.
Ascoltando la musica Bottom e Titania si addormentano; a quel punto ritorna Oberon, che annulla l'incantesimo con il succo di un altro fiore magico. Oberon sveglia Titania e…che orrore! La bella regina delle fate si accorge che la creatura di cui si è innamorata è un uomo con la testa d'asino, ed è ancora addormentato proprio lì accanto a lei!
Titania e Oberon se ne vanno; Bottom si sveglia poco dopo e sente il richiamo dei suoi amici che lo cercano. Ormai è giorno, e dopo aver ascoltato il racconto di ciò che Bottom crede essere soltanto un sogno, i comici lasciano il bosco per andare a fare il loro spettacolo alla Corte del Duca. L'avventura si conclude con una festa finale che celebra il ritorno del sole con canti e danze.

I PERSONAGGI
Titania: bella e superba regina delle fate, a volte un po' bisbetica, ma simpatica. Le piace la musica e per divertirsi canta e balla insieme alle sue fate. Condivide con il re Oberon il piacere di parlare in poesia.
Oberon: burbero marito di Titania e re delle fate. E' gelosissimo di Titania, che ha molte fate al suo seguito, mentre lui deve accontentarsi del giullare Puck. Ha viaggiato molto ed è molto esperto di fiori magici. Parla in poesia, ma solo con Titania.
Puck: giullare di Oberon, pensa di essere il re del bosco. Corteggia le fate di Titania, ma non rimedia mai nemmeno un bacino; per questo si vendica appena può con scherzi di ogni tipo. E' molto fedele al suo padrone Oberon, che lo ricambia con una grande considerazione. Ottimo cantante, partecipa ai divertimenti canori delle fate.
Bottom: artigiano tessitore e attore dilettante. Fa parte della compagnia teatrale che forma insieme ai suoi amici Quince - il capocomico - e Flute, pure artigiani; naturalmente pensa di essere un grande attore.
Le fate: Ragnatelo, Ragnatela, Bruscolo e Falena sono fate cantanti; mentre i primi sono una coppia un po' cupa e divertono Titania con i loro canti malinconici, Bruscolo è una fata soprano e assorda il bosco con i suoi vocalizzi; Falena è l'ultima fata cantante e si diverte nelle scene comiche che interpreta insieme a Puck. Fiordipisello e Grandisenape sono fate ballerine e guidano le danze nel bosco.

2006 Don Giovanni

Don Giovanni, ovvero l'ultimo dei libertini

di W. A. Mozart

OPERA DOMANI - X EDIZIONE

Libretto di Lorenzo Da Ponte
Riduzione e adattamento musicale di Alfonso Caiani

Direttore Carlo Tenan
Regia Serena Sinigaglia
Scene Maria Spazzi
Costumi Federica Ponissi
Light designer Alessandro Verazzi
Orchestra in gioco

Don Giovanni Gezim Myshketa, Stefano Spada Menaglia
Leporello Andrea Mastroni, Gezim Myshketa, Mirko Quarello
Commendatore Gabriele D. G. Bolletta, Samuel Tao
Donna Anna Silvia Bertaccini, Sara Garau
Don Ottavio Cosimo Panozzo, Mariano Speranza
Donna Elvira Tania Bussi, Antonella Rondinone
Masetto Gabriele D. G. Bolletta, Francesco Vultaggio
Zerlina Marina Bucciarelli, Erika Frigo
Mimi Marilla Cunha, Francesco Gravante, Lorenzo Piccolo, Lara Quaglia

 

Premio per la didattica musicale – MozartWays 2006
L’edizione 2006 di Opera domani dedicata a Don Giovanni di W. A. Mozart ha vinto, insieme a Regione Lombardia, il premio onorifico per la didattica musicale dall’associazione internazionale MozartWays, che ha selezionato i migliori progetti musicali realizzati in Europa in occasione delle ricorrenze mozartiane.

LA TRAMA
Il protagonista, grande seduttore di femmine, nel tentativo di aggiungere Donna Anna alla sua lunga lista di conquiste, sorpreso in casa di lei ne uccide, senza essere riconosciuto da nessuno, il padre, il Commendatore. Trova poco dopo il tempo di prendersi beffe di Donna Elvira a suo tempo sedotta e abbandonata, incaricando il fido servitore Leporello di enunciare alla sventurata la lunga lista delle sue conquiste. Non pago, corteggia Zerlina, una giovane sposa il cui matrimonio si sta per celebrare.
Donna Anna e Don Ottavio, in cerca dell'assassino si rivolgono, ignari di tutto, proprio a Don Giovanni. Donna Elvira cerca di sbugiardarlo ma viene trattata come una pazza. Donna Anna riconosce però nella voce di Don Giovanni quella dell'assassino del padre e giura vendetta. Indossando maschere lei e Don Ottavio si presentano alla festa dove Don Giovanni sta cercando di sedurre Zerlina. La soccorrono, si fanno riconoscere e predicono una punizione divina per Don Giovanni, che si dilegua.
Dopo un alternarsi di travestimenti e scambi di ruoli durante i quali Leporello si spaccia per Don Giovanni mentre il suo padrone sotto mentite spoglie porta avanti il suo piano nei confronti di Zerlina, i due vengono smascherati. Per sfuggire alla vendetta Don Giovanni cerca rifugio nel cimitero che ospita i resti mortali del Commendatore. Rispondendo alla voce cavernosa del Commendatore, Don Giovanni, ancora in vena di scherzare, lo invita per tramite di Leporello a cena. Mentre Don Giovanni consuma la sua cena giunge Donna Elvira che tenta vanamente di convincerlo al pentimento. Derisa, fugge e proprio in quel frangente si presenta il Commendatore che invita Don Giovanni a redimersi. A seguito del suo ostinato diniego, Don Giovanni, in una sequenza drammatica, viene inghiottito dalle fiamme dell'inferno. Tutti i personaggi si riuniscono sulla scena e cantano in coro la morale della storia.

 

 

2005 L'amore delle tre melarance

L'amore delle tre melarance
di Sergej Prokofjev

OPERA DOMANI - IX EDIZIONE

Direttore Dimitri Jurowski

Regia Eleonora Moro


Sul palcoscenico, i vincitori del Concorso di canto internazionale AsLiCo, diretti dal giovanissimo direttore moscovita Dimitri Jurowski. La regista Eleonora Moro propone una visione dei personaggi appartenenti ad un mondo di carta, un mondo di leggerezza e di grande dinamicità, fatto di ombre, luci, oggetti volanti e sagome che raddoppiano i personaggi stessi.
L'amore delle tre melarance (qui nella riduzione ed adattamento musicale di Alfonso Caiani) è la storia di un re, un principe, di buffoni e saltimbanchi, di maghi e streghe, di principesse. E' una storia di intrighi, matrimoni, magie e trasformazioni.
Si tratta di un'opera che rappresenta le contraddizioni della vita reale, portandole su un piano fantastico e mettendo al centro della vicenda un Principe che non sta bene, non riesce più a ridere, a sognare, se ne sta sempre solo, in rottura con il mondo, con la corte e con suo padre, il Re.
Con i suoi personaggi e la sua musica dirompente, l'Amore delle tre Melarance dimostra come l'arte del riso possa fare guarire, come sia possibile trasformarsi da ciò che si è in qualcosa che avremmo voluto diventare. Contemporaneamente, ci propone di prendere parte al teatro, con leggerezza e di ammirare con meraviglia le potenzialità creative della fantasia.

2004 L'Elisir d'amore

L’elisir d’amore

di Gaetano Donizetti

Melodramma giocoso in due atti dì Felice Romani

OPERA DOMANI - VIII EDIZIONE

 

Belcore Simone Del Savio, Giulio Mastrototaro

Dulcamara Giorgio Caoduro, Bruno Taddia

Giannetta Barbara Bargnesi, Caterina Boruso
Adina Serena Gamberoni

Nemorino Francesco Meli

Orchestra I POMERIGGI MUSICALI di Milano

Coro AsLiCo, del circuito OperaLombardia 

Direttore Pietro Mianiti

Regia Filippo Crivelli

 

Maestro del coro Alfonso Caiani

Scene Emanuele Luzzati

Costumi Santuzza Calì 

Light designer Andrea Giretti 

Assistente scenografo Roberto Rebaudengo

Assistente ai costumi Daniela Cernigliaro

Assistente alla regia Natalia Dell'Era

Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

 

NOTE DI REGIA

L'Elisir d'amore, opera composta in soli 15 giorni da Gaetano Donizetti e dal librettista Felice Romani, andò in scena con grandissimo successo al Teatro della Canobbiana di Milano il 12 maggio 1832. L'Elisir che rispecchia gli schemi classici dell'opera buffa italiana dell'Ottocento oltre che essere considerata un capolavoro, possiede una filigrana musicale che offre all'ascoltatore, grande facilità d'ascolto mettendolo a proprio agio nel definire sia il carattere dei personaggi sia il tessuto della vicenda. Quest'opera spumeggiante e di elevata vivacità, intreccia le pene d'amore di Adina e Nemorino, in un ambiente paesano e agreste dove, in un contesto campagnolo, scorre una vita semplice e spensierata.In questo quadro idilliaco, irrompe Dulcamara, dottore ciarlatano e fanfarone che, piombato in questa comunità come un sasso nello stagno, irretisce Nemorino vendendogli del vino, simulando un elisir risolutore di tutte le pene del mal d'amore.Confortato dal magico liquore, Nemorino si prodiga per togliere l'amata Adina dalle braccia del sergente Belcore, che l'ha chiesta in sposa.Alla fine è il giusto amore che trionfa e, mentre tutto il paese saluta festosamente la partenza di Dulcamara, i due innamorati coronano il loro sogno d'amore, godendosi, tra l'altro, la cospicua eredità che Nemorino, nel frattempo, ha ricevuto dallo zio.


UNA FAVOLA DA RACCONTARE A TUTTI

All'apertura del sipario si vede un fondale giallo sfumato con gli azzurri e gli arancioni tipici della tavolozza di Emanuele Luzzati, colori che possono dare l'idea dell'estate, del grano maturo. Ed il fondale è incorniciato come un teatrino da quinte e soffitti che raffigurano pareti e tetti di case di campagna nello stile ottocentesco della prima scenografia di ELISIR D'AMORE, firmata dal grande scenografo Alessandro Sanquirico. Nel mezzo della scena c'è solo una poltrona a dondolo, vuota, che dondola misteriosamente. E' la poltrona di Adina, la ricca e inquieta fittavola, ma vuole essere anche la poltrona del nonno, di tutti i nostri nonni, pronti a raccontare la favola musicale di Donizetti.

E' dunque in una chiave ottocentesca, sorridente e mai caricaturale, che leggo questa edizione di ELISIR. Dopo tante interpretazioni e letture con spostamenti d'epoca, rivolgimenti storici ed estetici, con situazioni farsesche che nulla hanno a corrispondere con la geniale e poeticamente perfetta musica di Gaetano Donizetti, questo allestimento è dunque un ritorno all'incanto del passato, naturalmente filtrato attraverso la sensibilità e il divertimento di oggi. I personaggi sono veri, con un Nemorino che può richiamare il candore stupito e magico di un eroe cinematografico dei nostri giorni, come in Forrest Gump. Nemorino crede ciecamente nell'elisr "mirabile" che Dulcamara gli ha propinato, e la sua fede fa sì che l'elisir diventi davvero miracoloso. Questa favola è nata con l'apporto indispensabile di Emanuele Luzzati e di Santuzza Calì: vediamo alberi che si muovono a formare spazi diversi, vediamo Adina bagnarsi i piedini nel ruscello che è semplicemente la fossa dell'orchestra, vediamo l'arrivo di Dulcamara che da un armadio sprigiona a poco a poco immagini e colori sempre più grandi. Se vuole essere una favola il nostro nuovo ELISIR, invitiamo il pubblico ad aprirsi alla fantasia e a credere che in un momento come quello attuale, si può avere fiducia ancora nella musica e in una vicenda alla quale noi realizzatori ci siamo commossi ed entusiasmati. Ed è naturale che la fine sia lieta: la scena si spopola, Dulcamara saluta con la certezza che i suoi prodotti siano miracolosi, Belcore parte col drappello di soldati, anche gli alberi scompaiono tra le quinte. Resta solo la poltrona: che però adesso accoglie Nemorino e Adina abbracciati. Chissà forse un giorno proprio su quella poltrona Nemorino racconterà ai suoi bambini la storia dell'ELISIR D'AMORE. (Filippo Crivelli)

 

 

2003 Orfeo ed Euridice

Orfeo ed Euridice

di Christoph Willibald Gluck

OPERA DOMANI - VII EDIZIONE

Adattamento musicale Alessandro D’Agostini

Adattamento libretto di Serena Sinigaglia e Carlo Delfrati

DirettoreAlessandro D’Agostini

Regia Serena Sinigaglia

Orfeo Leonardo Caimi

Euridice Denise Araneda

Eros Stefanna Kybalova

Narratore Marco Valerio Amico

Orchestra in gioco

Orfeo ed Euridice di C.W.Gluck adattamento musicale è di Alessandro D’Agostini, la regia di Serena Sinigaglia. Testo originale italiano è stato adattato dalla regista e da Carlo Delfrati in un linguaggio aggiornato.

2002 Guglielmo Tell. Arciere della libertà

Guglielmo Tell. Arciere della libertà

elaborazione dell'opera Guglielmo Tell di Gioachino Rossini

OPERA DOMANI - VI EDIZIONE

 

Versione italiana a cura di Carlo Delfrati e Serena Sinigaglia

musica da Gioachino Rossini

prima rappresentazione assoluta

elaborazione musicale Carlo Ballarini

 

Direttore Carlo D'Agostini

Regia Serena Sinigaglia

Maestro del coro Alfonso Caiani

Scene Maria Spazzi

Costumi Giovanna Avanzi

Luci Laura Bresciani

 

Arnoldo Claudio Catalano, Ricardo Mirabelli

Guglielmo Carlo Maria Cantoni, Myung-Won Han

Matilde Beatrice Greggio, Jelena Lagger

Jemmy Gabriella Stimola, Francesca Valeri

Gessler Carlos Esquivel

Edwige Alessia Di Cencio

Attori-mimi Alessandro Albertin, Michele Fontana

 

Orchestra Stabile di Como

Cantanti AsLiCo

Coro AsLiCo

Nuovo allestimento

 

2001 Sir John Falstaff Cavaliere

Sir John Falstaff Cavaliere

di Giuseppe Verdi

OPERA DOMANI - V EDIZIONE

elaborazione musicale a cura di Carlo Ballarini

riduzione drammaturgica cura di Carlo Delfrati e Serena Sinigaglia

Direttore Carlo Argelli

Regia Serena Sinigaglia

Scene Maria Spazzi

Costumi Norma Pescio

Cantanti AsLiCo

Orchestra Stabile di Como

 

Dopo le prime edizioni, dall'Isola di Merlino, alla Cenerentola di Rossini, al Flauto Magico di Mozart, all'opera francese con il Don Chisciotte di Massenet, la V edizione di Opera domani è dedicata a Falstaff. In questo caso per la ricorrenza del centenario della scomparsa di G.Verdi è stata scelta un'opera molto bella ma anche particolare, tanto che per ricavare dei cori sono state usate alcune delle arie del protagonista che vengono imparate e cantate dai giovani spettatori. L'allestimento è molto fedele anche se l'orchestra è di soli fiati, Carlo Ballarini ha trascritto per il nuovo organico la musica verdiana rispettando in modo particolare le sonorità secondo le intenzioni di Verdi, Serena Sinigallia ne cura la regia sottolineando l'aspetto del gioco e del fantastico mondo che viene evocato alla fine. Del Falstaff verdiano, nella riduzione librettistica di Carlo Delfrati e Serena Sinigaglia, in Sir John Falstaff Cavaliere rimane la trama e lo spirito pungente complessivo che la scaltra rielaborazione strumentale per soli fiati di Carlo Ballarini ridimensiona. Grazie alla scoppiettante lettura registica di Serena Sinigaglia, sorretta dall' impianto scenico essenziale e smaliziato di Maria Spazzi che lascia spazi all' immaginazione e alla gestualità dei personaggi vestiti da Norma Pescio.

2000 Don Chisciotte

Don Chisciotte

di Jules Émile Frédéric Massenet

OPERA DOMANI - IV EDIZIONE


La carica degli 8.000

L’appuntamento è stato il 26 maggio 2000 al Palavobis di Milano: l’AsLiCo organizza il “Concertone degli Ottomila”: sul palcoscenico ottomila bambini cantano alcuni canoni appositamente scritti per loro e le arie delle produzioni degli scorsi anni di “Opera domani”, il progetto dell’AsLiCo appositamente dedicato a loro.

1999 La fiaba di Cenerentola

La fiaba di Cenerentola 

da Gioachino Rossini

OPERA DOMANI - III EDIZIONE

1998 Il piccolo flauto magico

Il piccolo flauto magico

di W. A. Mozart

OPERA DOMANI - II EDIZIONE

prima rappresentazione assoluta 16 aprile 1998

Opera lirica in un atto da Die Zauberflote di Wolfgang Amadeus Mozart

Libretto di Francesco Micheli

Musica di Carlo Ballarini

 

Direttore Carlo De Martini

Regia Francesco Micheli

Scene Laura Bresciani e Maria Spazzi

Costumi Giovanna Avanzi e Emanuela Dall'Aglio

 

Regina della Notte Tamara Strelov Mastrangelo

Sarastro Sandro Chiri

Pamina Muriel Tomao

Tamino Mirko Guadagnini

Papagena Sabrina Vitali

Papageno Haris Andrianos

Monostato Davide Livermore, Giovanni Botta

Prima dama Sabrina Vitali

Seconda dama Sara Galli

Terza dama Enza Callari

Primo armigero Sandro Chiri

Secondo armigero Davide Livermore, Giovanni Botta

Trampolieri Luigi Ceccato, Katia Maggioni

 

Orchestra Stabile di Como

Cantanti AsLiCo

Nuovo allestimento

1997 L'isola di Merlino, ovvero il mondo alla rovescia

L'isola di Merlino, ovvero il mondo alla rovescia

OPERA DOMANI - I EDIZIONE

Prima rappresentazione: Vienna, 3 ottobre 1758

Opera comique in un atto. Libretto di L. Anseaume da Alain-René Le Sage e d'Orneval

Musica di Christoph Willibald Gluck

Riduzione orchestrale Giacomo Zani 

Edizioni Sonzogno

 

Direttore Carlo De Martini

Regia Francesco Micheli

Scene Maria Spazzi

Costumi Giovanna Avanzi

Coreografie Maria Carpaneto

Orchestra Stabile di Como

 

Merlino Davide Livermore

Argentina Marzia Zaccaia

Diamantina Allison Kettlewell

Pierrot Enrico Marabelli

Scarpino Piero Terranova

Il filosofo Davide Livermore

Il procuratore Buoncor Davide Livermore

Dottorinina Allison Kettlewell

Il notaio Proud homme Davide Livermore

Cattivus Stefano Orlandi

Brutus Davide Fossati

Colombina Eugenia Amisano

Tortorella Daniela Lista

 

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